Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative all'Arabia Saudita

lunedì 27 agosto 2012

Petrolio: aumenta la dipendenza degli USA

Gli Stati Uniti sono sempre più legati al petrolio proveniente dall’Arabia Saudita.

Secondo recenti stime, le importazioni di greggio arabo sarebbero cresciute di oltre il 20% nell’ultimo anno. Più precisamente gli USA avrebbero acquistato una media giornaliera di oltre 1,45 milioni di barili di greggio nel corso dei primi cinque mesi di quest'anno, rispetto a una media giornaliera, nello stesso periodo dello scorso anno, di circa 1,15 milioni di barili.
A spingere in alto le importazioni dell’oro nero hanno contribuito una serie di fattori. Innanzitutto la consapevolezza che le sanzioni contro l’Iran avrebbero potuto far salire alle stelle il  prezzo del barile. Un ruolo determinante l’ha giocato poi anche la monarchia saudita che, tradizionale alleata di Washington, ha sostenuto la produzione petrolifera nazionale, innalzandola del 10% nell’ultimo anno.
Nulla è però da dare per scontato e la rinvigorita alleanza arabo-americana potrebbe presto incrinarsi. Con la recente morte di alcuni membri anziani della famiglia reale saudita infatti, non si escludono guerre sull’asse ereditario che potrebbero avere ripercussioni anche sugli equilibri di politica estera di Ryad. Le preoccupazioni americane sono inoltre alimentate dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, unica via attraverso cui passa la maggior parte del petrolio del Golfo, che mette gli States in una situazione a rischio di shock petrolifero.

martedì 3 luglio 2012

Saipem: aggiudicati nuovi contratti in Arabia Saudita per un miliardo di dollari

La S.p.a. del gruppo ENI si è aggiudicata nuovi contratti in Arabia Saudita e Nigeria del valore di un miliardo di dollari.

La Saipem, società specializzata nel settore della prestazione di servizi per il settore petrolifero, ha firmato la scorsa settimana un contratto con Saudi Aramco, la compagnia nazionale saudita di idrocarburi e Sumitomo Chemical, società giapponese che dal 2005 ha avviato una joint venture con la oil company araba. Il contratto epc prevede l’espansione del complesso integrato di impianti petrolchimici e di raffinazione della città di Rabigh, situata al nord di Jeddah, sulla costa occidentale dell’Arabia Saudita. In particolare si progetta, entro la fine del 2015, la costruzione di due Unità di trattamento: un Impianto di Conversione delle nafte e un Complesso per la produzione di composti aromatici. Il complesso di Petro Rabigh la cui produzione originale eccede i 20 milioni di tonnellate l’anno di petrolio e di prodotti petrolchimici, potrà trattare, dopo l’espansione, 30 ulteriori milioni di piedi cubici standard di etano al giorno e 3 milioni di tonnellate di nafta all’anno. Buoni i riflessi del titolo Saipem su Piazza Affari che all’indomani della stipula dei nuovi contratti è cresciuto del 6,16%, confermandosi, alla chiusura della borsa di mercoledì 27 giugno, il migliore tra i titoli a elevata capitalizzazione.

giovedì 21 giugno 2012

Bashar al-Assad, lo scomodo vicino

Il nemico da combattere con ogni mezzo. Un vicino che rischia di rivelarsi in futuro una minaccia ancora peggiore, qualora l’esito della rivolta dovesse volgere in suo favore.

Bashar al-Assad sempre più al centro delle preoccupazioni saudite. Malgrado l’ingente dispiegamento di forze da parte dei nemici della dinastia alawita, i risultati in campo sono tutt’ora dalla sua parte.
Il Presidente siriano continua a godere infatti dell’indiscusso sostegno di Iran e Russia, il che lo rende certamente più sicuro di quanto non fossero in passato altri leader come Mubarak o Gheddafi.
L’Arabia Saudita, dal canto suo, non vuole rinunciare all’opportunità di veder scomparire uno dei suoi peggiori incubi, pur consapevole dei rischi insiti in una diretta partecipazione alla ribellione siriana. La caduta di al-Assad porterebbe ad un risultato mediato ma sufficiente a riequilibrare l’influenza di Riad sulla penisola arabica.
E il fine dunque giustifica i mezzi.
Dai primi mesi dell’anno è in nome dell’Islam che l’Arabia Saudita ha irrigidito la sua posizione nei confronti del governo siriano, visto come una dittatura retta da una minoranza eretica che opprime i musulmani sunniti. Dietro la missione di affermare un modello statale realmente islamico, Riad si fa promotrice di una battaglia ideologico-religiosa diretta quindi non solo contro la Siria, ma anche, e soprattutto, contro l’Iran e i suoi alleati sciiti.

mercoledì 13 giugno 2012

Armi per i siriani. Si infiamma la regione mediorientale

Il Qatar e l’Arabia Saudita forniscono armi ai ribelli siriani attraverso la Turchia con sostegno servizi di Ankara.

Dopo che nei giorni scorsi l’Arabia Saudita aveva criticato il sostegno da parte dei russi nei confronti della famiglia Assad è di oggi la notizia che i ribelli siriani hanno ricevuto armi dal Qatar e proprio dal paese arabo.
Lo riporta il quotidiano britannico The Independent, spiegando che le armi sono state introdotte attraverso la Turchia e con il sostegno del Mit, il servizio di intelligence turco.
Questa nuova situazione rischia ora di infiammare l'intera regione mediorientale.
Secondo quanto si legge sul quotidiano britannico, i ribelli siriani avrebbero ricevuto, tra l'altro, carichi di kalashnikov, granate da lanciarazzi e armi anticarro. "Il governo turco ci ha aiutati ad armarci", ha confermato una fonte citata dal giornale.

mercoledì 6 giugno 2012

L’Arabia Saudita critica il sostegno di Mosca ad Assad

È giunto il momento in cui la Russia deve cambiare la propria politica nei confronti della Siria: lo ha affermato il ministro degli Esteri saudita, principe Saud al Faisal, chiedendo a Mosca di cessare il sostegno nei confronti del regime del presidente Bashar al-Assad.

Il ministro degli Esteri, Saud al-Faisal ha recentemente commentato una dichiarazione del viceministro degli Esteri russo, Gennadi Gatilov, secondo il quale la permanenza al potere di Assad non era una condizione necessaria per una soluzione della crisi siriana.
Mosca deve "agire a favore della fine delle violenze e di una transizione politica pacifica, cosa che le permetterà di salvaguardare i propri interessi in Siria e nel mondo arabo", ha concluso il capo della diplomazia saudita.
Hanno certamente influito, oltre alle parole di Gatilov, un intervento di Vladimir Putin che, nel corso di un incontro di qualche giorno fa in Germania, aveva dichiarato :”La Russia ha tradizionalmente "longeve e buone relazioni" con la famiglia Assad, "ma noi non supportiamo nessuna parte". L’intervento era poi così terminato: “Ci avvarremo di tutte le possibilità. Noi Russia, ma anche la Germania e tutte le altre parti faranno il possibile per aiutare Annan".

mercoledì 30 maggio 2012

Saudia diventa il 16° membro di SkyTeam

Anche Saudia, la compagnia di bandiera dell'Arabia Saudita, entra a far parte dell'alleanza SkyTeam.

Saudia, la compagnia di bandiera saudita, diventa il primo membro mediorientale di SkyTeam, l'alleanza di cui fa parte anche Alitalia. Dagli hub di Jeddah, Riyadh e Dammam, Saudia offre un network che collega e serve tutta la penisola araba, il subcontinente indiano e il Nord Africa; con l’ingresso della compagnia araba al network mondiale di SkyTeam si aggiungono 51 nuove destinazioni: tra queste Islamabad in Pakistan, Colombo nello Sri Lanka e Alessandria in Egitto.
Michael Wisbrun, Direttore Generale di SkyTeam, durante una cerimonia tenutasi a Jeddah, ha dichiarato: “L’ingresso di Saudia aggiunge grande valore all'Alleanza perché apre ai nostri clienti l'importante mercato dell'Arabia Saudita. […] Con l'adesione di uno dei maggiori vettori della regione rispondiamo alle richieste dei nostri clienti che desiderano avere maggiori possibilità di viaggio in Medio Oriente. Ora possiamo offrire un maggior numero di destinazioni continuando a concentrarci sul miglioramento dei prodotti e dei servizi per i nostri clienti in tutto il mondo”.
Il Direttore Generale di Saudia, Khalid Al-Molhem, ha ricordato che l'adesione a SkyTeam si inserisce nella strategia di trasformazione a lungo termine della compagnia mediorientale, che ha in programma inoltre un rinnovamento del marchio, una ristrutturazione delle principali attività e un miglioramento dei servizi offerti in volo e negli aeroporti.

mercoledì 23 maggio 2012

Riyadh acquista aerei da addestramento Bae e Pilatus

L'Arabia Saudita acquisterà 55 aerei turboelica Pilatus PC-21 e 22 caccia addestratori Bae Systems Hawk.

Riyadh ha firmato un contratto per l’acquisto di 55 aerei turboelica Pilatus PC-21 e 22 caccia addestratori Bae Systems Hawk: i PC-21 inizieranno nel 2014, mentre la nuova versione dell'Hawk arriverà nel 2016. Relativamente agli aerei da addestramento, la forza aerea attuale del Paese è composta principalmente da 45 vecchi Hawk 65 e da 47 turboelica Pilatus PC-9.
Il contratto, di circa 1,6 miliardi di sterline, è comprensivo di manutenzione, simulatori, equipaggiamenti e addestramento del personale locale; tale appalto costituisce quindi una grande opportunità per Bae Systems e Pilatus, che cercano da molto tempo nuovi clienti per i loro addestratori: Bae Systems aveva in ordine solo 28 Hawk 128 per la Royal Air Force, mentre Pilatus - partner svizzero che condivide alcune tecnologie con la corporazione inglese - come la prima, aveva in cantiere un “appalto domestico”, oltre a una partita di aerei per gli Emirati Arabi Uniti.

mercoledì 16 maggio 2012

Mercati “nelle mani” di Grecia e Arabia Saudita

Il Brent risente delle incertezze greche e delle esternazioni del ministro dell’Arabia Saudita, secondo il quale 100 dollari al barile è il prezzo adeguato per il petrolio.

Il mercato delle commodities risulta condizionato dai fallimenti delle trattative per formare il nuovo governo in Grecia e dalle accresciute possibilità di uscita dall’euro del Paese; in particolare, il Brent risente delle esternazioni del ministro dell’Arabia Saudita, paese che ha un ruolo chiave relativamente alla produzione petrolifera, il quale ha affermato che 100 dollari al barile sarebbe il prezzo adeguato per il petrolio.
Dai dati riportati nell’oil market report mensile, pubblicato dall’IEA (International Energy Agency), risulta evidente che il mercato mondiale del petrolio è più teso, a causa della crescita nelle stime della domanda (90 milioni di barili al giorno, in crescita di quasi l’1%) e dei rischi geopolitici, che contribuiscono a mantenere alto il prezzo dell’oro nero.

mercoledì 2 maggio 2012

Tensione tra Egitto e Arabia

Riyadh ha deciso di chiudere la sua sede diplomatica al Cairo e i consolati di Alessandria e Port Said.

L’escalation di tensione fra Egitto e Arabia Saudita, è iniziata lo scorso 17 aprile, quando le autorità dell’aeroporto di Gedda hanno fermato Ahmad el Guinzawi - avvocato e attivista egiziano che ha denunciato il trattamento riservato - accusandolo di avere tentato di entrare nel paese con una valigia contenente oltre ventimila pastiglie di un antidepressivo che è considerato uno stupefacente nella monarchia del Golfo; la sorella dell’attivista ha avviato le proteste denunce sulla detenzione del fratello davanti all’ambasciata saudita.
 L’Arabia Saudita, alleato storico dell’Egitto e suo finanziatore con un flusso di 4 miliardi di dollari l’anno, ha sempre sostenuto l’ex rais egiziano Hosni Mubarak. Tuttavia, dopo giorni di proteste “ingiustificate”, Riyadh ha deciso di chiudere la propria sede diplomatica al Cairo e i consolati di Alessandria e Port Said: come ha ammesso il capo del Consiglio militare egiziano, Hussein Tantawi, è iniziata la prima crisi diplomatica fra i due Paesi dalla fine del regime dell’ex rais egiziano.
Le autorità egiziane hanno voluto evidenziare i rapporti fraterni e privilegiati fra i due paesi e il capo del Consiglio militare Hussein Tantawi si è messo in contatto col governo di Riyadh per tentare di placare la disputa, anche in vista delle elezioni presidenziali che si terranno in Egitto il 23 e 24 maggio. Alcuni analisti ritengono che i sauditi siano fra i finanziatori dei movimenti islamisti più integralisti come quello dei salafiti, che sono diventati il secondo movimento politico nel Parlamento egiziano, ma che insieme ai giovani rivoluzionari hanno manifestato davanti alla sede del Consiglio militare, dopo l’esclusione dalla corsa del loro candidato.

venerdì 20 aprile 2012

Austria e Arabia Saudita all’Expo 2015

 Con l’adesione di Austria e Arabia Saudita, sale a 81 il numero dei Paesi che parteciperanno all'Expo 2015.

Austria e Arabia Saudita hanno annunciato la loro adesione all'Esposizione Universale ospitata a Milano nel 2015: sale così a 81 il numero dei Paesi partecipanti. A tal riguardo, Giuliano Pisapia, il commissario straordinario del governo per l'Expo, si è mostrato entusiasta e ha dichiarato che si tratta di “un successo rispetto agli obiettivi iniziali e un record rispetto alle precedenti Esposizioni Universali. Il peso delle due ultime adesioni, un Paese ponte tra la Vecchia e la Nuova Europa e uno dei grandi protagonisti della scena internazionale, mi rendono certo del fatto che Expo Milano sarà un successo non solo per l'alto tasso di innovazione che lo contraddistinguerà, ma anche per i temi cui è dedicato e per il dibattito costruttivo che su questi stessi temi strategici avverrà tra il Nord e il Sud del Pianeta”.
Soddisfatto anche Roberto Formigoni, Commissario Generale della manifestazione, che ha definito “ingressi di assoluto prestigio” quelli di Austria e Arabia Saudita: “La presenza austriaca accresce il peso specifico della compagine europea consentendoci di rafforzare una partnership già a più livelli collaudata, e quella di un colosso mondiale come l'Arabia Saudita, leader di prim'ordine, dimostratasi capace di non sottrarsi al confronto con una piattaforma di dialogo internazionale quale sarà appunto la nostra Esposizione Universale”.

giovedì 12 aprile 2012

Scontri e rivolte in Arabia Saudita

In Arabia Saudita aumentano i segnali del malcontento popolare: sotto accusa le politiche conservatrici, autoritarie e inefficienti dell’élite al potere.

Le rivoluzioni della Primavera Araba dello scorso anno, sebbene in Arabia Saudita non abbiano portato allo stravolgimento dell’ordine costituito, hanno accresciuto la consapevolezza della popolazione circa i gravi problemi del Paese: corruzione, mancanza di un buon welfare, di eguaglianza tra i sessi e di libertà di espressione. Recentemente sono scoppiate rivolte anche a causa delle discriminazioni religiose ed economiche subite dalla minoranza sciita: il governo - nel timore che quest’ultima acquisti potere e  possa creare un filo conduttore con l’Iran, lo stato sciita per eccellenza - continua a non voler riconoscere la legittima volontà della minoranza sciita di partecipare alla vita politica ed economica del Paese.
Dallo scorso Marzo a oggi, sono aumentate le dimostrazioni anti-governative e, di conseguenza, anche gli arresti tra attivisti, giornalisti e politici di opposizione. Il ministro degli interni saudita, a tal riguardo, ha recentemente parlato di forme di “nuovo terrorismo”, anche se in realtà si tratta soprattutto di proteste silenziose, alle quali i media, per salvaguardare l’immagine di facciata di ricchezza e riformismo che il Paese vuole mostrare, non danno spazio: Riyadh controlla e reprime le libertà dei cittadini, attraverso l’utilizzo arbitrario della pena di morte e delle detenzioni, con l’imposizione di divieti di viaggio e di un “codice di comportamento” per coloro che lavorano per i media e con il supporto di organi quali il Comitato di Promozione della Virtù e Prevenzione del Vizio.
Il crescente malcontento popolare è dovuto anche alle concentrazione delle rendite petrolifere nelle mani reali e gli alti tassi di inflazione e di disoccupazione. Quest’ultima riguarda almeno il 30% dei giovani, sfavoriti anche dal fatto che le aziende saudite preferiscono assumere manodopera straniera, più economica e più competente. Tuttavia, grazie ai social network e alla possibilità di un confronto continuo con gli altri Paesi, anche i giovani sauditi stanno acquistando sempre più consapevolezza dei loro diritti.

mercoledì 4 aprile 2012

Snamprogetti: un sistema di drenaggio delle acque piovane

Si rafforza la presenza in Arabia Saudita di Snamprogetti, la società di ingegneria del gruppo ENI che dal 2008 fa parte della Saipem S.p.A.

La Snamprogetti, società di ingegneria del gruppo ENI inglobata dalla Saipem S.p.A., nei giorni scorsi si è aggiudicata un contratto da 260 milioni di euro per la realizzazione di un sistema di drenaggio delle acque piovane in Arabia Saudita, a nord di Gedda, nell'area dell'aeroporto internazionale King Abdulaziz. Il progetto prevede la costruzione di un condotto di 56 chilometri per lo scarico delle acque piovane a mare e di altri condotti laterali per il collegamento al sistema di drenaggio creato in precedenza. Inoltre, l’impianto sarà dotato di 250 vasche per il recupero delle acque e una fossa di raccolta di circa 600.000 metri cubi.
Come hanno spiegato fonti diplomatiche a Gedda, il contratto di Snamprogetti, si inscrive nel programma di riqualificazione del sistema fognario e di drenaggio delle acque della città, avviato dalle autorità saudite in seguito alle alluvioni del novembre 2009 e del gennaio 2011, a causa delle quali oltre 130 persone hanno perso la vita. Infatti, oltre a quello affidato alla società del Gruppo Saipem, il piano comprende altri 7 progetti, che sono stati assegnati a due società saudite e una cinese e che prevedono, fra l'altro, la costruzione di 5 dighe e l'espansione dei canali presenti a nord, est e sud di Gedda.

venerdì 30 marzo 2012

Nuovi contratti per Saipem

Saipem si è aggiudicata nuovi contratti in Brasile e in Arabia Saudita.

In un comunicato stampa Saipem ha annunciato che si è aggiudicata nuovi contratti E&C Offshore in Brasile e in Arabia Saudita per un valore complessivo di circa 700 milioni di dollari.
Per quanto riguarda il Paese sudamericano, Saipem si è aggiudicata dall’impresa petrolifera Petrobras il contratto EPCI relativo alla costruzione del Gasdotto Rota Cabiùnas nella Regione Pre-Salt del Santos Basin a circa 300 chilometri al largo della costa dello Stato di San Paolo. L’opera, che servirà per collegare il Collettore Centrale nel campo di Lula all’impianto di trattamento a terra di Cabiùnas, prevede l’installazione di una condotta gas del diametro di 24 pollici e della lunghezza di 380 chilometri ad una profondità massima di 2.200 metri. Secondo le previsioni le attività a mare verranno completate entro il mese di giugno del 2014.
In Arabia Saudita Saipem si è invece aggiudicata un contratto che prevede la fabbricazione, il trasporto e l’installazione di infrastrutture marine nei campi di Marjan e Manifa nel Golfo Arabico, al largo della costa orientale del Regno.

mercoledì 21 marzo 2012

L’Arabia Saudita è pronta ad offrire più greggio

Il Ministro del Petrolio di Riyadh, Ali al Naimi, ha riferito che l'Arabia Saudita è pronta ad incrementare la sua produzione di petrolio per contrastare il rialzo dei prezzi del barile.

Per rassicurare circa un’eventuale carenza di rifornimenti sui mercati, il Ministro del Petrolio di Riyadh, Ali al Naimi, ha riferito che l'Arabia Saudita è pronta ad incrementare la sua produzione di petrolio. Il Ministro ha, inoltre, dichiarato che gli attuali prezzi del greggio (sopra i 120 dollari al barile) sono “ingiustificati” se considerati alla luce del rapporto domanda e offerta e dell'andamento lento della ripresa economica globale: le cause delle speculazioni sul prezzo del petrolio, come sostengono molti analisti, vanno ricercate nelle tensioni in Medio Oriente. Tra i fattori che hanno causato i rialzi di questi ultimi mesi sui mercati petroliferi, particolarmente incisive sarebbero state le limitazioni delle esportazioni di greggio iraniano, conseguenza delle sanzioni internazionali applicate dagli USA e dai suoi alleati, allo scopo di frenare le ambizioni nucleari di Teheran. La distensione delle tensioni con l'Iran potrebbe contribuire a calmare i prezzi del petrolio.

mercoledì 14 marzo 2012

Dall'Africa all'Asia in venti minuti

I ministri dei trasporti di Egitto ed Arabia Saudita intendono portare avanti il progetto relativo alla costruzione di un ponte che collegherà le coste egiziane del Golfo di Aqaba alla regione di Tabuk in Arabia Saudita.

Secondo quanto riportato dal quotidiano saudita al-Watan, nelle prossime settimane, esponenti politici di Egitto ed Arabia Saudita si incontreranno per definire i dettagli di un progetto che prevede il collegamento di Africa e Asia, ovvero la costruzione di un ponte che collegherà le coste egiziane del Golfo di Aqaba alla regione di Tabuk in Arabia Saudita. L’infrastruttura dovrebbe essere realizzata entro l’anno prossimo e comporterà l’investimento di almeno 3 miliardi di dollari.
I ministri dei trasporti dei due stati hanno deciso di riconsiderare un piano che era stato presentato per la prima volta negli anni Ottanta - e successivamente accantonato - al fine di rilanciare il turismo in Egitto, calato in seguito alla “primavera del Paese”, e di aumentare lo scambio di persone e merci tra i due stati e in tutta l'area mediorientale. Inoltre, ogni anno centinaia di migliaia di persone si recano in Arabia Saudita per il pellegrinaggio e questa nuova infrastruttura renderebbe più agevole (e più economico) l’attraversamento del Mar Rosso.
Tuttavia, gli ambientalisti segnalano che l’opera potrebbe provocare danni sul piano ambientale: i rischi maggiori riguardano, in particolare, la barriera corallina, il terreno di nidificazione delle tartarughe e le varietà di uccelli dell'isola di Tiran. Se, da un lato, gli investitori ritengono che questo ponte potrà rilanciare il turismo e l'economia egiziani, gli ambientalisti, dall’altro, difendono la loro posizione affermando che la realizzazione di un progetto simile - unita alla massiccia costruzione di alberghi sulle coste del Paese, al riscaldamento globale e al progressivo innalzamento del livello del mare - potrebbe avere delle conseguenze ambientali catastrofiche che, a loro volta, penalizzeranno nuovamente il turismo, aumentando la povertà e l'instabilità nel paese: “Se si continua così, le risorse che attraggono i turisti scompariranno”, ha affermato l'ambientalista egiziana Mindy Baha Ad-din, alla rivista on-line di ecologia Green Prophet.

mercoledì 7 marzo 2012

Svezia-Arabia Saudita: le polemiche relative al progetto Simoom

Secondo quanto emerso ieri da un rapporto diffuso dalla radio nazionale svedese, l’Agenzia di ricerca per la Difesa della Svezia (FOI) avrebbe aiutato l’Arabia Saudita nella realizzazione di una fabbrica di armi avanzate.

La radio nazionale svedese ha diffuso ieri un rapporto secondo il quale l’Agenzia di ricerca per la Difesa della Svezia (FOI) avrebbe aiutato l’Arabia Saudita nella realizzazione di una fabbrica di armi avanzate, tra cui missili e siluri. Tale rapporto cita il cosiddetto progetto Simoom, gestito dalla FOI dal 2007 al 2009, e poi consegnato a una società privata, chiamata SSTI, per evitare che l’Agenzia della Difesa lo portasse avanti illegalmente. In passato la Svezia aveva venduto armi all’Arabia Saudita, ma la radio ritiene che il progetto Simoom si spinga “al limite di ciò che è possibile per l’autorità svedese”. Il primo ministro svedese, Fredrik Reinfeldt, non ha confermato la veridicità della notizia ma ha dichiarato di aver firmato un accordo iniziale con i sauditi nel 2005, quando non c’erano regole che impedivano accordi con governi dittatoriali come quello saudita. Tuttavia, il rapporto diffuso dall’emittente radiofonica svedese si basa su centinaia di documenti riservati e sulle interviste rilasciate da ex impiegati della FOI che hanno confermato l’esistenza del progetto; tra questi vi è Dick Straeng, che ha affermato di aver gestito il progetto e ha accusato il governo svedese di esserne pienamente al corrente, indicando un documento firmato dal direttore generale della FOI che secondo lui sarebbe stato mostrato anche al ministro della Difesa svedese Sten Tolgfors. Quest’ultimo ha replicato attraverso suo blog, scrivendo che, secondo le informazioni a sua disposizione, “la FOI non ha alcuna collaborazione con la società di cui si parla nel rapporto. Il governo non ha mai dato mandato alla FOI di costruire un’azienda per produrre armi”.

mercoledì 29 febbraio 2012

Difesa: l’Arabia Saudita è il maggior importatore dell’export turco

Lo scorso Anno, l’Arabia Saudita ha acquistato armi dalla Turchia per 108 milioni di dollari, un valore equivalente a circa un quarto del totale delle esportazioni dell’Industria della Difesa turca.

L'Ufficio Ice di Istanbul, citando dati forniti dall'Unione degli Esportatori dell'Industria della Difesa turca, ha reso noto che lo scorso anno quasi un quarto del totale delle esportazioni dell'Industria della Difesa turca è stato destinato all’Arabia Saudita, che ha acquistato armi per un valore pari a 108 milioni di dollari, il 162% in più rispetto al 2010.
I prodotti maggiormente importati dalla Turchia sono stati i carri armati e i veicoli blindati, che nel 2011 hanno segnato un aumento del 52,4% rispetto al 2010, per un valore totale di 78,9 milioni di dollari.
Come principali destinatari dell'export turco in questo settore, all’Arabia Saudita seguono gli Emirati Arabi Uniti, gli Stati Uniti, il Bahrein, l'Azerbaijan, il Turkmenistan, il Kazakhistan, il Pakistan, il Libano e l'Italia. In particolare, di recente è cresciuto l’andamento delle esportazioni turche verso il Turkmenistan: nel 2011 sono incrementate del 21%, passando dai 65.000 dollari del 2010 ai 13,9 milioni dello scorso anno.

mercoledì 15 febbraio 2012

L’Aie corregge al ribasso la capacità produttiva saudita

L’Agenzia Internazionale dell’Energia corregge al ribasso la capacità produttiva dell’Arabia Saudita stimata da Aramco, la società petrolifera statale.

La società petrolifera statale dell’Arabia Saudita, Aramco, afferma che la massima produzione possibile del paese è di 12,5 milioni di barili al giorno, mentre l’Agenzia Internazionale dell’Energia  ritiene che si tratti di una cifra eccessiva e la sposta a 11,88 milioni. L’ente rappresenta gli interessi dei paesi dell’Ocse ed è pertanto opportuno considerare tale valutazione al ribasso alla luce del ruolo fondamentale che Riyadh riveste per il mercato internazionale del greggio: l’Arabia detiene la più consistente quota di capacità produttiva inutilizzata ed è anche l’unica nazione petrolifera che potrebbe compensare l’eventuale riduzione dell’offerta dell’Iran causata dell’embargo di Europa e Stati Uniti.
Il ministro Ali al-Naimi il mese scorso ha affermato che il paese può “facilmente” aumentare l’estrazione, aggiungendo che in 90 giorni potrebbe raggiungere i 12,5 milioni di barili giornalieri, la capacità produttiva stimata dall’Aramco. Tuttavia, l’Aie calcola come “capacità” quella che si può ottenere in 30 giorni e conservare per almeno 3 mesi, quindi non intende considerare i 700mila barili aggiuntivi.
La correzione dell’Aie secondo alcuni esperti è anche una naturale conseguenza del calo delle risorse nei giacimenti petroliferi sauditi, un calo che negli ultimi anni è stato mascherato dai cospicui investimenti decisi da Riyadh.

mercoledì 8 febbraio 2012

Fondi per salvare l’Europa: l’FMI conta sull’Arabia Saudita

Il direttore dell’FMI, Christine Lagarde, ha riconosciuto l’importante ruolo che l’Arabia Saudita ha avuto nello stabilizzare il mercato del petrolio e nel sostenere l’economia globale.

Sabato, in seguito ai suoi colloqui con i leader sauditi, il direttore del Fondo monetario internazionale (FMI), Christine Lagarde, ha voluto ricordare il contributo del Paese nella stabilizzazione del mercato del petrolio e il suo sostegno sul piano economico: “Le politiche saudite hanno avuto un impatto positivo sulla regione e sull’economia mondiale”.
In occasione della sua visita nel Regno, Christine Lagarde ha incontrato il re Abdullah, il ministro delle Finanze saudita, Ibrahim Al-Assaf, il Governatore della Banca Centrale e rappresentanti della società civile e del settore privato. Con il ministro delle finanze saudita, Lagarde ha discusso del ruolo del Fondo relativamente al finanziamento della crisi del debito europeo, e degli sforzi intrapresi per risolverla: l’Arabia Saudita, leader del mercato petrolifero e membro del G20, è uno dei paesi da cui il Fondo conta di ottenere un contributo per il rafforzamento (di 500 miliardi di dollari) delle sue risorse, che secondo Lagarde è indispensabile per far fronte alla crisi economica globale.

mercoledì 1 febbraio 2012

Il mercato del lavoro saudita si rinnova

L’Arabia Saudita distribuisce sussidi di disoccupazione e apre il proprio mercato del lavoro a donne e giovani.

L’Arabia Saudita intende riformare il suo mercato del lavoro. Come riportato dal Wall Street Journal, le nuove misure riguardano soprattutto i giovani e le donne. Il Paese presenta un tasso di disoccupazione giovanile molto alto (oltre il 30%), vicino a quelli di Yemen, Siria, Egitto, Tunisia e diversi altri paesi di Nordafrica e Medio Oriente: le autorità saudite temono che lo scontento dovuto alla mancanza di posti di lavoro possa favorire la nascita di movimenti di protesta.
L’Arabia Saudita intende inoltre modificare l’attuale organizzazione del mercato del lavoro, ingessata ormai da molto tempo: i posti di lavoro statali sono occupati prevalentemente dai sauditi, mentre in quelli del settore privato trovano impiego soprattutto gli stranieri, che costano meno. Questo sistema non è più sostenibile, in quanto gli stipendi dei dipendenti pubblici, che assorbono il 40% del budget statale, sono troppo gravosi.
Per impiegare i giovani e le donne, che sino a poco tempo fa potevano svolgere generalmente solo alcuni lavori (prevalentemente nell’ambito dell’insegnamento e della sanità pubblica), l’Arabia Saudita ha licenziato migliaia di lavoratori stranieri. Il regno saudita ha inoltre concesso ricchi sussidi ai disoccupati di età compresa tra i 20 e i 35 anni, anche se ne sono stati assegnati solo 500.000 a fronte di 3,5 milioni di domande.
Le autorità saudite intendono proporre a breve altre riforme per provvedere all’inserimento strutturale dei cittadini sauditi nel settore privato e si propongono di cambiare una mentalità molto radicata nel Paese, per la quale molti sauditi non accettano i lavori più umili, valutati come inadeguati alle loro aspettative.

mercoledì 25 gennaio 2012

La Lega araba procede con la missione in Siria

La Lega araba ha proposto di posticipare la scadenza  della missione in Siria, nonostante l’Arabia Saudita abbia deciso di ritirare i propri osservatori.

L’organizzazione intergovernativa araba ha proposto di posticipare la scadenza  della missione “dal 24 gennaio al 23 febbraio 2012”. Come riportato dall’agenzia di stampa governativa Sana, il ministro degli esteri siriano Walid Mouallem ha accettato la proroga.
Pochi giorni fa l’Arabia Saudita ha deciso di ritirare i propri osservatori dalla missione in Siria, a causa della mancata applicazione del patto proposto dalla Lega araba, patto che a sua volta avrebbe dovuto assicurare “la partenza pacifica del regime”. Il principato arabo, oltre a richiamare gli osservatori, ha chiesto che i Paesi arabi, la Cina, la Russia, l'Europa e gli Stati Uniti premano affinché il governo del presidente Bashar Assad fermi le violenze: dallo scoppio delle rivolte l’Onu ha confermato l’uccisione di 5.000 civili a cui si aggiungono altri 800 morti durante l’ultimo mese. A tal riguardo, El-Baradei - ex direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) e premio Nobel per la pace nel 2005 - ha espresso molte “preoccupazioni per il ruolo della Russia” che ha fornito legalmente armi sia alle milizie presidenziali che agli oppositori del regime.
Con le richieste saudite è arrivata, da parte della Lega, anche la richiesta formale di udienza al segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon: l’idea è quella di spodestare il presidente siriano, come è avvenuto lo scorso giugno con quello yemenita, Ali Abdullah Saleh, allontanato dal Paese in cambio di un’immunità politica.

mercoledì 18 gennaio 2012

Accordi energetici Arabia Saudita-Cina

Si intensificano i rapporti tra Cina e Arabia Saudita: domenica scorsa i due Paesi hanno firmato diversi accordi energetici.

Il 14 gennaio scorso, a Riyadh, il premier cinese Wen Jiabao ha incontrato il principe ereditario, vice premier e ministro degli interni saudita, Nayef Bin Abdul Aziz; durante il colloquio il premier cinese ha affermato che la Cina intende intensificare gli scambi e la cooperazione in tutte le direzioni con l’Arabia Saudita, per affrontare le sfide e salvaguardare gli interessi comuni nel quadro della difficile situazione internazionale attuale. Il giorno successivo Wen ha incontrato anche il re Abdullah: come riportato dall’agenzia di stampa statale araba SPA, i due leader “hanno discusso degli sviluppi regionali e internazionali, nonché della cooperazione tra i due paesi”.
La visita va considerata alla luce della tensione causata dal programma nucleare iraniano che sta innescando timori relativamente all'approvvigionamento petrolifero. L'Arabia Saudita è il più grande fornitore di petrolio del Dragone: secondo l'agenzia cinese Xinhua, nei primi 11 mesi del 2011, il commercio bilaterale tra i due Paesi ammontava a 58,5 miliardi dollari.
La Cina, che ora intende elevare ulteriormente le relazioni con l’Arabia Saudita, domenica scorsa ha firmato diversi accordi economici e culturali, tra i quali un protocollo d'intesa tra il colosso petrolchimico saudita Sabic e Sinopec della Cina volto a costruire un impianto petrolchimico a Tianjin; inoltre, è stato firmato un accordo di cooperazione per “l'uso pacifico dell'energia nucleare”.

mercoledì 11 gennaio 2012

Riyad punta su fotovoltaico e solare termico

L’Arabia Saudita punta sull’energia pulita: Riyad intende arrivare a una generazione di energia elettrica da fonte rinnovabile che sfrutti almeno 5 GW di potenza istallata entro il 2020.

L’Arabia Saudita ha elaborato un piano energetico ambizioso: punta ad ottenere il 10% della produzione totale dallo sfruttamento del sole entro il 2020. Si prevede che il fotovoltaico arriverà a soddisfare il 10% della domanda del Paese, mentre il solare termico produrrà 2.200 kWh per metro quadrato.
Se la penisola riuscirà a portare a termine l’impegno preso, potrà conquistare e assumere il ruolo di leader mondiale nella produzione di energia da fonte solare.
Lo sviluppo del comparto del solare, oltre ai vantaggi in termini di ecosostenibilità, porterà alla creazione di 15mila nuovi posti di lavoro: il termine del 2020 spinge a velocizzare la costruzione di nuove centrali elettriche, di impianti per la trasformazione delle materie prime e per la formazione di un network tra le diverse aziende.
Attualmente, sono già stati investiti circa 3 miliardi di dollari per il finanziamento di nuovi impianti nella città di Jubail e in provincia di Al Madinah; inoltre, sono stati impegnati 380 milioni di dollari per la realizzazione di un impianto di produzione di polisilicio che, già entro il 2014, sarà in grado di produrre 3.350 tonnellate di silicio multi-cristallino, materiale utilizzato nella realizzazione dei pannelli fotovoltaici.