Gli Stati Uniti sono sempre più legati al petrolio proveniente dall’Arabia Saudita.
Secondo recenti stime, le importazioni di greggio arabo sarebbero cresciute di oltre il 20% nell’ultimo anno. Più precisamente gli USA avrebbero acquistato una media giornaliera di oltre 1,45 milioni di barili di greggio nel corso dei primi cinque mesi di quest'anno, rispetto a una media giornaliera, nello stesso periodo dello scorso anno, di circa 1,15 milioni di barili.
A spingere in alto le importazioni dell’oro nero hanno contribuito una serie di fattori. Innanzitutto la consapevolezza che le sanzioni contro l’Iran avrebbero potuto far salire alle stelle il prezzo del barile. Un ruolo determinante l’ha giocato poi anche la monarchia saudita che, tradizionale alleata di Washington, ha sostenuto la produzione petrolifera nazionale, innalzandola del 10% nell’ultimo anno.
Nulla è però da dare per scontato e la rinvigorita alleanza arabo-americana potrebbe presto incrinarsi. Con la recente morte di alcuni membri anziani della famiglia reale saudita infatti, non si escludono guerre sull’asse ereditario che potrebbero avere ripercussioni anche sugli equilibri di politica estera di Ryad. Le preoccupazioni americane sono inoltre alimentate dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, unica via attraverso cui passa la maggior parte del petrolio del Golfo, che mette gli States in una situazione a rischio di shock petrolifero.
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