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giovedì 12 aprile 2012

Scontri e rivolte in Arabia Saudita

In Arabia Saudita aumentano i segnali del malcontento popolare: sotto accusa le politiche conservatrici, autoritarie e inefficienti dell’élite al potere.

Le rivoluzioni della Primavera Araba dello scorso anno, sebbene in Arabia Saudita non abbiano portato allo stravolgimento dell’ordine costituito, hanno accresciuto la consapevolezza della popolazione circa i gravi problemi del Paese: corruzione, mancanza di un buon welfare, di eguaglianza tra i sessi e di libertà di espressione. Recentemente sono scoppiate rivolte anche a causa delle discriminazioni religiose ed economiche subite dalla minoranza sciita: il governo - nel timore che quest’ultima acquisti potere e  possa creare un filo conduttore con l’Iran, lo stato sciita per eccellenza - continua a non voler riconoscere la legittima volontà della minoranza sciita di partecipare alla vita politica ed economica del Paese.
Dallo scorso Marzo a oggi, sono aumentate le dimostrazioni anti-governative e, di conseguenza, anche gli arresti tra attivisti, giornalisti e politici di opposizione. Il ministro degli interni saudita, a tal riguardo, ha recentemente parlato di forme di “nuovo terrorismo”, anche se in realtà si tratta soprattutto di proteste silenziose, alle quali i media, per salvaguardare l’immagine di facciata di ricchezza e riformismo che il Paese vuole mostrare, non danno spazio: Riyadh controlla e reprime le libertà dei cittadini, attraverso l’utilizzo arbitrario della pena di morte e delle detenzioni, con l’imposizione di divieti di viaggio e di un “codice di comportamento” per coloro che lavorano per i media e con il supporto di organi quali il Comitato di Promozione della Virtù e Prevenzione del Vizio.
Il crescente malcontento popolare è dovuto anche alle concentrazione delle rendite petrolifere nelle mani reali e gli alti tassi di inflazione e di disoccupazione. Quest’ultima riguarda almeno il 30% dei giovani, sfavoriti anche dal fatto che le aziende saudite preferiscono assumere manodopera straniera, più economica e più competente. Tuttavia, grazie ai social network e alla possibilità di un confronto continuo con gli altri Paesi, anche i giovani sauditi stanno acquistando sempre più consapevolezza dei loro diritti.

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