Sono stati rilasciati gli attivisti sauditi arrestati in seguito alla diffusione online di un documentario sull'estrema povertà che caratterizza alcune zone di Riyadh.
Sono stati rilasciati i tre video blogger sauditi - Firas Buqna, Hussan Al-Darwish e Khaled Al-Rasheed - che nella seconda metà del mese scorso erano stati arrestati dalle autorità saudite in seguito alla pubblicazione online di una serie di quattro mini-reportage, dal titolo “We are Being Cheated” (Ci stanno imbrogliando), attraverso YouTube.
L'ultimo video, racconta le condizioni di povertà estrema che caratterizzano al-Jaradeya, una periferia di Riyadh: l'intento del mini-reportage, manifesto fin dai primi secondi del video, è di mostrare le profonde disparità nelle condizioni di vita che si riscontrano in Arabia Saudita, Paese che detiene il 20 per cento delle riserve mondiali di petrolio, ma dove, come si vede nel documentario, nuclei familiari composti da oltre 10 persone vivono in locali di dimensioni inadeguate e devono sopravvivere con 900 euro al mese.
I tre giovani attivisti sono stati arrestati sulla base di una legge, in vigore da aprile, che proibisce ai media la trasmissione di qualunque contenuto che violi la legge islamica o inciti alla divisione minacciando la sicurezza interna, e che consente al governo saudita di chiudere o multare pubblicazioni che nuocciono alla stabilità del regno o che si configurino come insulti all'Islam. I video blogger arrestati si sono difesi affermando che lo stesso governo è a conoscenza della situazione di povertà documentata e risulta loro “difficile comprendere come un video sulla povertà in Arabia Saudita possa costituire una minaccia nazionale alla sicurezza del Paese e dei suoi cittadini”.
Alcuni esperti di questioni inerenti alla legalità saudita sostengono che il ritardo della scarcerazione dei tre giovani sia ascrivibile all’intento del governo di scoraggiare tutti i blogger e agli attivisti, affinché si ricordino dell'esistenza di una linea da non oltrepassare. Tuttavia, l’arresto sembra invece aver favorito l’intento degli attivisti; nei giorni immediatamente successivi al loro arresto, infatti, il video in questione ha registrato un vero e proprio boom: la versione in lingua originale è stata visionato da 600.000 persone.
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