Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative all'Arabia Saudita

venerdì 30 marzo 2012

Nuovi contratti per Saipem

Saipem si è aggiudicata nuovi contratti in Brasile e in Arabia Saudita.

In un comunicato stampa Saipem ha annunciato che si è aggiudicata nuovi contratti E&C Offshore in Brasile e in Arabia Saudita per un valore complessivo di circa 700 milioni di dollari.
Per quanto riguarda il Paese sudamericano, Saipem si è aggiudicata dall’impresa petrolifera Petrobras il contratto EPCI relativo alla costruzione del Gasdotto Rota Cabiùnas nella Regione Pre-Salt del Santos Basin a circa 300 chilometri al largo della costa dello Stato di San Paolo. L’opera, che servirà per collegare il Collettore Centrale nel campo di Lula all’impianto di trattamento a terra di Cabiùnas, prevede l’installazione di una condotta gas del diametro di 24 pollici e della lunghezza di 380 chilometri ad una profondità massima di 2.200 metri. Secondo le previsioni le attività a mare verranno completate entro il mese di giugno del 2014.
In Arabia Saudita Saipem si è invece aggiudicata un contratto che prevede la fabbricazione, il trasporto e l’installazione di infrastrutture marine nei campi di Marjan e Manifa nel Golfo Arabico, al largo della costa orientale del Regno.

mercoledì 21 marzo 2012

L’Arabia Saudita è pronta ad offrire più greggio

Il Ministro del Petrolio di Riyadh, Ali al Naimi, ha riferito che l'Arabia Saudita è pronta ad incrementare la sua produzione di petrolio per contrastare il rialzo dei prezzi del barile.

Per rassicurare circa un’eventuale carenza di rifornimenti sui mercati, il Ministro del Petrolio di Riyadh, Ali al Naimi, ha riferito che l'Arabia Saudita è pronta ad incrementare la sua produzione di petrolio. Il Ministro ha, inoltre, dichiarato che gli attuali prezzi del greggio (sopra i 120 dollari al barile) sono “ingiustificati” se considerati alla luce del rapporto domanda e offerta e dell'andamento lento della ripresa economica globale: le cause delle speculazioni sul prezzo del petrolio, come sostengono molti analisti, vanno ricercate nelle tensioni in Medio Oriente. Tra i fattori che hanno causato i rialzi di questi ultimi mesi sui mercati petroliferi, particolarmente incisive sarebbero state le limitazioni delle esportazioni di greggio iraniano, conseguenza delle sanzioni internazionali applicate dagli USA e dai suoi alleati, allo scopo di frenare le ambizioni nucleari di Teheran. La distensione delle tensioni con l'Iran potrebbe contribuire a calmare i prezzi del petrolio.

mercoledì 14 marzo 2012

Dall'Africa all'Asia in venti minuti

I ministri dei trasporti di Egitto ed Arabia Saudita intendono portare avanti il progetto relativo alla costruzione di un ponte che collegherà le coste egiziane del Golfo di Aqaba alla regione di Tabuk in Arabia Saudita.

Secondo quanto riportato dal quotidiano saudita al-Watan, nelle prossime settimane, esponenti politici di Egitto ed Arabia Saudita si incontreranno per definire i dettagli di un progetto che prevede il collegamento di Africa e Asia, ovvero la costruzione di un ponte che collegherà le coste egiziane del Golfo di Aqaba alla regione di Tabuk in Arabia Saudita. L’infrastruttura dovrebbe essere realizzata entro l’anno prossimo e comporterà l’investimento di almeno 3 miliardi di dollari.
I ministri dei trasporti dei due stati hanno deciso di riconsiderare un piano che era stato presentato per la prima volta negli anni Ottanta - e successivamente accantonato - al fine di rilanciare il turismo in Egitto, calato in seguito alla “primavera del Paese”, e di aumentare lo scambio di persone e merci tra i due stati e in tutta l'area mediorientale. Inoltre, ogni anno centinaia di migliaia di persone si recano in Arabia Saudita per il pellegrinaggio e questa nuova infrastruttura renderebbe più agevole (e più economico) l’attraversamento del Mar Rosso.
Tuttavia, gli ambientalisti segnalano che l’opera potrebbe provocare danni sul piano ambientale: i rischi maggiori riguardano, in particolare, la barriera corallina, il terreno di nidificazione delle tartarughe e le varietà di uccelli dell'isola di Tiran. Se, da un lato, gli investitori ritengono che questo ponte potrà rilanciare il turismo e l'economia egiziani, gli ambientalisti, dall’altro, difendono la loro posizione affermando che la realizzazione di un progetto simile - unita alla massiccia costruzione di alberghi sulle coste del Paese, al riscaldamento globale e al progressivo innalzamento del livello del mare - potrebbe avere delle conseguenze ambientali catastrofiche che, a loro volta, penalizzeranno nuovamente il turismo, aumentando la povertà e l'instabilità nel paese: “Se si continua così, le risorse che attraggono i turisti scompariranno”, ha affermato l'ambientalista egiziana Mindy Baha Ad-din, alla rivista on-line di ecologia Green Prophet.

mercoledì 7 marzo 2012

Svezia-Arabia Saudita: le polemiche relative al progetto Simoom

Secondo quanto emerso ieri da un rapporto diffuso dalla radio nazionale svedese, l’Agenzia di ricerca per la Difesa della Svezia (FOI) avrebbe aiutato l’Arabia Saudita nella realizzazione di una fabbrica di armi avanzate.

La radio nazionale svedese ha diffuso ieri un rapporto secondo il quale l’Agenzia di ricerca per la Difesa della Svezia (FOI) avrebbe aiutato l’Arabia Saudita nella realizzazione di una fabbrica di armi avanzate, tra cui missili e siluri. Tale rapporto cita il cosiddetto progetto Simoom, gestito dalla FOI dal 2007 al 2009, e poi consegnato a una società privata, chiamata SSTI, per evitare che l’Agenzia della Difesa lo portasse avanti illegalmente. In passato la Svezia aveva venduto armi all’Arabia Saudita, ma la radio ritiene che il progetto Simoom si spinga “al limite di ciò che è possibile per l’autorità svedese”. Il primo ministro svedese, Fredrik Reinfeldt, non ha confermato la veridicità della notizia ma ha dichiarato di aver firmato un accordo iniziale con i sauditi nel 2005, quando non c’erano regole che impedivano accordi con governi dittatoriali come quello saudita. Tuttavia, il rapporto diffuso dall’emittente radiofonica svedese si basa su centinaia di documenti riservati e sulle interviste rilasciate da ex impiegati della FOI che hanno confermato l’esistenza del progetto; tra questi vi è Dick Straeng, che ha affermato di aver gestito il progetto e ha accusato il governo svedese di esserne pienamente al corrente, indicando un documento firmato dal direttore generale della FOI che secondo lui sarebbe stato mostrato anche al ministro della Difesa svedese Sten Tolgfors. Quest’ultimo ha replicato attraverso suo blog, scrivendo che, secondo le informazioni a sua disposizione, “la FOI non ha alcuna collaborazione con la società di cui si parla nel rapporto. Il governo non ha mai dato mandato alla FOI di costruire un’azienda per produrre armi”.