Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative all'Arabia Saudita

mercoledì 29 febbraio 2012

Difesa: l’Arabia Saudita è il maggior importatore dell’export turco

Lo scorso Anno, l’Arabia Saudita ha acquistato armi dalla Turchia per 108 milioni di dollari, un valore equivalente a circa un quarto del totale delle esportazioni dell’Industria della Difesa turca.

L'Ufficio Ice di Istanbul, citando dati forniti dall'Unione degli Esportatori dell'Industria della Difesa turca, ha reso noto che lo scorso anno quasi un quarto del totale delle esportazioni dell'Industria della Difesa turca è stato destinato all’Arabia Saudita, che ha acquistato armi per un valore pari a 108 milioni di dollari, il 162% in più rispetto al 2010.
I prodotti maggiormente importati dalla Turchia sono stati i carri armati e i veicoli blindati, che nel 2011 hanno segnato un aumento del 52,4% rispetto al 2010, per un valore totale di 78,9 milioni di dollari.
Come principali destinatari dell'export turco in questo settore, all’Arabia Saudita seguono gli Emirati Arabi Uniti, gli Stati Uniti, il Bahrein, l'Azerbaijan, il Turkmenistan, il Kazakhistan, il Pakistan, il Libano e l'Italia. In particolare, di recente è cresciuto l’andamento delle esportazioni turche verso il Turkmenistan: nel 2011 sono incrementate del 21%, passando dai 65.000 dollari del 2010 ai 13,9 milioni dello scorso anno.

mercoledì 15 febbraio 2012

L’Aie corregge al ribasso la capacità produttiva saudita

L’Agenzia Internazionale dell’Energia corregge al ribasso la capacità produttiva dell’Arabia Saudita stimata da Aramco, la società petrolifera statale.

La società petrolifera statale dell’Arabia Saudita, Aramco, afferma che la massima produzione possibile del paese è di 12,5 milioni di barili al giorno, mentre l’Agenzia Internazionale dell’Energia  ritiene che si tratti di una cifra eccessiva e la sposta a 11,88 milioni. L’ente rappresenta gli interessi dei paesi dell’Ocse ed è pertanto opportuno considerare tale valutazione al ribasso alla luce del ruolo fondamentale che Riyadh riveste per il mercato internazionale del greggio: l’Arabia detiene la più consistente quota di capacità produttiva inutilizzata ed è anche l’unica nazione petrolifera che potrebbe compensare l’eventuale riduzione dell’offerta dell’Iran causata dell’embargo di Europa e Stati Uniti.
Il ministro Ali al-Naimi il mese scorso ha affermato che il paese può “facilmente” aumentare l’estrazione, aggiungendo che in 90 giorni potrebbe raggiungere i 12,5 milioni di barili giornalieri, la capacità produttiva stimata dall’Aramco. Tuttavia, l’Aie calcola come “capacità” quella che si può ottenere in 30 giorni e conservare per almeno 3 mesi, quindi non intende considerare i 700mila barili aggiuntivi.
La correzione dell’Aie secondo alcuni esperti è anche una naturale conseguenza del calo delle risorse nei giacimenti petroliferi sauditi, un calo che negli ultimi anni è stato mascherato dai cospicui investimenti decisi da Riyadh.

mercoledì 8 febbraio 2012

Fondi per salvare l’Europa: l’FMI conta sull’Arabia Saudita

Il direttore dell’FMI, Christine Lagarde, ha riconosciuto l’importante ruolo che l’Arabia Saudita ha avuto nello stabilizzare il mercato del petrolio e nel sostenere l’economia globale.

Sabato, in seguito ai suoi colloqui con i leader sauditi, il direttore del Fondo monetario internazionale (FMI), Christine Lagarde, ha voluto ricordare il contributo del Paese nella stabilizzazione del mercato del petrolio e il suo sostegno sul piano economico: “Le politiche saudite hanno avuto un impatto positivo sulla regione e sull’economia mondiale”.
In occasione della sua visita nel Regno, Christine Lagarde ha incontrato il re Abdullah, il ministro delle Finanze saudita, Ibrahim Al-Assaf, il Governatore della Banca Centrale e rappresentanti della società civile e del settore privato. Con il ministro delle finanze saudita, Lagarde ha discusso del ruolo del Fondo relativamente al finanziamento della crisi del debito europeo, e degli sforzi intrapresi per risolverla: l’Arabia Saudita, leader del mercato petrolifero e membro del G20, è uno dei paesi da cui il Fondo conta di ottenere un contributo per il rafforzamento (di 500 miliardi di dollari) delle sue risorse, che secondo Lagarde è indispensabile per far fronte alla crisi economica globale.

mercoledì 1 febbraio 2012

Il mercato del lavoro saudita si rinnova

L’Arabia Saudita distribuisce sussidi di disoccupazione e apre il proprio mercato del lavoro a donne e giovani.

L’Arabia Saudita intende riformare il suo mercato del lavoro. Come riportato dal Wall Street Journal, le nuove misure riguardano soprattutto i giovani e le donne. Il Paese presenta un tasso di disoccupazione giovanile molto alto (oltre il 30%), vicino a quelli di Yemen, Siria, Egitto, Tunisia e diversi altri paesi di Nordafrica e Medio Oriente: le autorità saudite temono che lo scontento dovuto alla mancanza di posti di lavoro possa favorire la nascita di movimenti di protesta.
L’Arabia Saudita intende inoltre modificare l’attuale organizzazione del mercato del lavoro, ingessata ormai da molto tempo: i posti di lavoro statali sono occupati prevalentemente dai sauditi, mentre in quelli del settore privato trovano impiego soprattutto gli stranieri, che costano meno. Questo sistema non è più sostenibile, in quanto gli stipendi dei dipendenti pubblici, che assorbono il 40% del budget statale, sono troppo gravosi.
Per impiegare i giovani e le donne, che sino a poco tempo fa potevano svolgere generalmente solo alcuni lavori (prevalentemente nell’ambito dell’insegnamento e della sanità pubblica), l’Arabia Saudita ha licenziato migliaia di lavoratori stranieri. Il regno saudita ha inoltre concesso ricchi sussidi ai disoccupati di età compresa tra i 20 e i 35 anni, anche se ne sono stati assegnati solo 500.000 a fronte di 3,5 milioni di domande.
Le autorità saudite intendono proporre a breve altre riforme per provvedere all’inserimento strutturale dei cittadini sauditi nel settore privato e si propongono di cambiare una mentalità molto radicata nel Paese, per la quale molti sauditi non accettano i lavori più umili, valutati come inadeguati alle loro aspettative.