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mercoledì 7 dicembre 2011

Una “legge antiterrorismo” per punire il dissenso

Per evitare il propagarsi del movimento di massa che ha sconvolto Tunisia, Egitto e Siria, l’Arabia Saudita ha elaborato una bozza di legge che rende “reato di terrorismo” ogni manifestazione di dissenso.

Negli ultimi nove mesi, nonostante viga il divieto permanente di protesta, sulla scia dalle proteste in Tunisia, Egitto e Siria, il dissenso si è avvertito anche in Arabia Saudita.
Il governo di Ryad, che intende reprimere tutto ciò che può costituire una minaccia per la monarchia assoluta fondata sulla Sharia, ha preso di mira i manifestanti e i sostenitori delle timide riforme dapprima intraprese per calmare gli animi accesi dalle “Primavere” degli altri paesi arabi e arginare il rischio di rivolta: attraverso il rapporto “Repressione in nome della sicurezza“, Amnesty International ha denunciato come il governo saudita continui ad arrestare e tenere indiscriminatamente in carcere migliaia di persone. Philip Luther, direttore ad interim di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord, ha affermato: “È assolutamente evidente che il governo saudita ha il dovere di proteggere le persone da attacchi violenti, ma è tenuto a farlo nei limiti stabiliti dal diritto internazionale”. L’Arabia Saudita ha invece elaborato una bozza di legge antiterrorismo che, se applicata, consente di classificare ogni manifestazione di dissenso come “reato di terrorismo”, limitando ulteriormente i già scarsi diritti civili dei sauditi: per mezzo di tale legge, infatti, alle autorità saudite sarebbe consentito di perseguitare pacifici dissidenti alla stregua di terroristi e di incarcerarli senza accusa né processo.

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