Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative all'Arabia Saudita

mercoledì 28 dicembre 2011

Arabia Saudita e Kuwait sprecano più acqua

Secondo quanto emerso dal Forum arabo per l'ambiente e lo sviluppo (Afed), i Paesi che sprecano più acqua a livello mondiale sono l’Arabia Saudita e il Kuwait.

In occasione dell’Afed, il Forum arabo per l'ambiente e lo sviluppo, è stato presentato uno studio sul consumo idrico per uso personale relativamente a quegli Stati che si basano esclusivamente sulla desalinizzazione delle acque marine; in Arabia Saudita e nel Kuwait ogni cittadino consuma mediamente 500 litri di acqua ogni giorno: questo determina gravi rischi a livello ambientale e potrebbe portare all'esaurimento delle risorse naturali. Tale minaccia sarebbe scongiurata se i governi dei due Paesi favorissero il passaggio da un’economia basata sulla vendita delle materie prime, a un’economia basata sulla produzione sostenibile.
Il segretario generale di Afed, Najib Saab, in un’intervista al quotidiano saudita “Al-Eqtisadiya” ha dichiarato: “Tutta la regione araba sta facendo fronte a una gravissima crisi idrica e la maggior parte delle misure in atto per combattere questa emergenza mirano solo a rimandare il problema”. Saab ha poi ricordato che nei Paesi arabi la quota pro capite di acqua potabile disponibile scenderà al di sotto dei 500 metri cubi entro i prossimi tre anni, sebbene in precedenza si stimasse che tale soglia si sarebbe raggiunta solo nel 2025.
Saab ha inoltre affermato che sei i governi arabi e quelli dei Paesi del Golfo, investissero di più nell’ambiente, oltre ai vantaggi in termini di salvaguardia del capitale naturale “potrebbero attirare investimenti per 46 miliardi di dollari e creare il 10% in più di posti di lavoro”. In particolare, se nei Paesi arabi l'agricoltura divenisse sostenibile garantirebbe un miglioramento della produttività e conseguenti introiti per 114 miliardi di dollari all'anno, pari al 5-6% del Pil regionale.

mercoledì 21 dicembre 2011

Il principe Al-Waleed compra il 3.75% di Twitter

Il principe saudita Al-Waleed bin Talal ha acquistato più di 300 milioni di dollari di azioni di Twitter,  tramite la Kingdom Holding Company.

L’arabo, con oltre 2 milioni di messaggi pubblici al giorno registrati nell’ottobre del 2011, ha segnato un notevole progresso su Twitter: l’anno scorso, secondo uno studio pubblicato a novembre da Semiocast, istituto specializzato nel social networks, i tweets quotidiani erano solo 99.000. L’incremento del volume dei tweets in arabo è indubbiamente dovuto anche ai rovesciamenti politici verificatisi in vari Paesi arabi. Al-Waleed bin Talal, il principe saudita, nipote del re Abdallah, ha investito oltre 300 milioni di dollari per l’acquisizione del 3.75% delle azioni di Twitter, che secondo la valutazione fatta questa estate, vale più di 8 miliardi di euro. “Il nostro investimento in Twitter riafferma la nostra capacità di identificare le opportunità di investimento nelle imprese a forte crescita ad impatto mondiale” ha dichiarato il principe saudita. L’acquisizione è avvenuta tramite la Kingdom Holding Company, di sua proprietà; il direttore esecutivo per gli investimento internazionali di quest’ultima, Ahmed Halawani, ha sottolineato che l’operazione rappresenta un investimento strategico in quanto “i media sociali cambieranno fondamentalmente il paesaggio dell’industria dei media nei prossimi anni”.Il principe Al-Waleed ha già effettuato vari investimenti nel  settore dei media e si prepara a lanciare nel 2012 un nuovo canale televisivo di informazione continua, Alarab, che diverrà concorrente dei due canali regionali che attualmente dominano il settore nel mondo arabo: Al-Jazzera, con sede nel Qatar e Al-Arabiya, che trasmette da Dubai con capitali sauditi. Inoltre, la Kingdom Holding detiene il 29,9% delle parti del Saudi Research and Marketing Group (SRMG), responsabile dei quotidiani Asharq Al-Awsat e Al Eqtisadiah, e possiede importanti attivi in Citigroup, Apple informatica e News Corp (media) e nei canali alberghieri internazionali.

mercoledì 7 dicembre 2011

Una “legge antiterrorismo” per punire il dissenso

Per evitare il propagarsi del movimento di massa che ha sconvolto Tunisia, Egitto e Siria, l’Arabia Saudita ha elaborato una bozza di legge che rende “reato di terrorismo” ogni manifestazione di dissenso.

Negli ultimi nove mesi, nonostante viga il divieto permanente di protesta, sulla scia dalle proteste in Tunisia, Egitto e Siria, il dissenso si è avvertito anche in Arabia Saudita.
Il governo di Ryad, che intende reprimere tutto ciò che può costituire una minaccia per la monarchia assoluta fondata sulla Sharia, ha preso di mira i manifestanti e i sostenitori delle timide riforme dapprima intraprese per calmare gli animi accesi dalle “Primavere” degli altri paesi arabi e arginare il rischio di rivolta: attraverso il rapporto “Repressione in nome della sicurezza“, Amnesty International ha denunciato come il governo saudita continui ad arrestare e tenere indiscriminatamente in carcere migliaia di persone. Philip Luther, direttore ad interim di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord, ha affermato: “È assolutamente evidente che il governo saudita ha il dovere di proteggere le persone da attacchi violenti, ma è tenuto a farlo nei limiti stabiliti dal diritto internazionale”. L’Arabia Saudita ha invece elaborato una bozza di legge antiterrorismo che, se applicata, consente di classificare ogni manifestazione di dissenso come “reato di terrorismo”, limitando ulteriormente i già scarsi diritti civili dei sauditi: per mezzo di tale legge, infatti, alle autorità saudite sarebbe consentito di perseguitare pacifici dissidenti alla stregua di terroristi e di incarcerarli senza accusa né processo.