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lunedì 6 giugno 2011

Ryadh punta sull’energia nucleare, previste 16 centrali entro il 2030

A causa dell’esaurimento delle scorte petrolifere che si prospetta in “un futuro non molto lontano”, i paesi della penisola arabica stanno da tempo prendendo in considerazione la possibilità della diversificazione energetica.

L'Arabia Saudita ha di recente reso pubblico un progetto che prevede la costruzione di 16 reattori nucleari civili entro il 2030 e un investimento complessivo di 300 miliardi di rial, che corrispondono a circa 80 miliardi di dollari. Sebbene il programma saudita di diversificazione energetica preveda anche un massiccio investimento sulle fonti rinnovabili, il ricorso all'atomo risulta predominante.
Come annunciato la scorsa settimana da Abdul Ghani Malibari - coordinatore presso l'Agenzia nucleare saudita – in occasione del Forum per l'Ambiente del Golfo tenuto a Gedda,  Ryadh avrebbe lanciato una gara internazionale per la realizzazione dei nuovi reattori: "Dopo 10 anni avremo i primi due reattori […]. Dopo di che, ogni anno ne entreranno in funzione altri due, fino ad arrivare a 16 entro il 2030". Inoltre, Malibari ha precisato che tali reattori andrebbero a coprire circa il 20% del fabbisogno di energia elettrica del Paese.
Il fine del programma è generare energia elettrica per poter soddisfare il sempre maggiore fabbisogno interno e per alimentare gli impianti di dissalazione dell'acqua di mare: Ryadh ospita un quarto degli oltre 7.500 impianti nel mondo e produce, giornalmente, quasi 3 miliardi di litri d'acqua potabile.
Per l'Arabia Saudita l'approvvigionamento idrico è prioritario: negli ultimi anni il fabbisogno idrico in Medio Oriente è aumentato notevolmente ed è necessario l’impiego di un considerevole quantitativo di energia per la dissalazione dell’acqua, un processo che, comportando costi elevati, contribuisce a spingere l'Arabia Saudita nella direzione una fonte energetica continua e a bassi consumi.

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