Bashar al-Assad sempre più al centro delle preoccupazioni saudite.
Malgrado l’ingente dispiegamento di forze da parte dei nemici della dinastia
alawita, i risultati in campo sono tutt’ora dalla sua parte.
Il Presidente siriano continua a godere infatti dell’indiscusso
sostegno di Iran e Russia, il che lo rende certamente più sicuro di quanto non
fossero in passato altri leader come Mubarak o Gheddafi. L’Arabia Saudita, dal canto suo, non vuole rinunciare all’opportunità di veder scomparire uno dei suoi peggiori incubi, pur consapevole dei rischi insiti in una diretta partecipazione alla ribellione siriana. La caduta di al-Assad porterebbe ad un risultato mediato ma sufficiente a riequilibrare l’influenza di Riad sulla penisola arabica.
E il fine dunque giustifica i mezzi.
Dai primi mesi dell’anno è in nome dell’Islam che l’Arabia Saudita ha irrigidito la sua posizione nei confronti del governo siriano, visto come una dittatura retta da una minoranza eretica che opprime i musulmani sunniti. Dietro la missione di affermare un modello statale realmente islamico, Riad si fa promotrice di una battaglia ideologico-religiosa diretta quindi non solo contro la Siria, ma anche, e soprattutto, contro l’Iran e i suoi alleati sciiti.